Stop alla propaganda: quattro osservazioni sul decreto dignità

Decreto Dignità

Decreto Dignità

Al centro del decreto dignità varato dal governo ci sono alcune misure sui contratti a tempo determinato presentate dal Ministro del lavoro come una stretta decisiva contro la precarietà e il licenziamento del Job act.

1) la disciplina vigente sui contratti a termine non è contenuta nel Job act
ma in un decreto del 2014. Ma sicuramente la citazione del vicepremier Di Maio non è dovuta ad un errore ma alla scelta di veicolare con le parole azioni che non ci sono.Un modo più facile per tenere fede alle promesse della campagna elettorale :modifico le regole sui contratti a termine -che non sono contenute nel job act – e le chiamo licenziamento del job e così ho rispettato le promesse elettorali.
2) la lotta alla precarietà del lavoro e’una cosa seria e un giusto obiettivo. Perché sia efficace bisogna definirla la precarietà del lavoro: quella massima del lavoro nero; quella altrettanto grande del lavoro grigio; quella dei contratti pirata ; quella dei finti stage e poi c’è’ quella per definizione insita nei rapporti di lavoro a tempo,in cui la precarietà consiste dunque nella durata del rapporto non nella negazione di diritti nel corso della prestazione di lavoro : precario,cioè non stabile. Quindi per battere la precarietà bisogna combattere il lavoro nero,il lavoro grigio , combattere gli abusi e investire sul lavoro stabile . Al netto della consapevolezza che il lavoro non si crea per decreto ma che le regole del mercato del lavoro sono molto importanti per le persone,per le imprese e per definire la direzione di marcia. C’e’una differenza tra contratti flessibili e precari ? Le differenze stanno nel corredo di diritti associati a un rapporto di lavoro : il contratto a tempo determinato per esempio ha piene tutele assicurative e previdenziali, ma ha una scadenza e quindi dal punto di vista del lavoratore o della lavoratrice è precario perché difficilmente si tratta di una libera scelta. Dal punto di vista delle imprese dovrebbe corrispondere a esigenze produttive temporanee non stagionali .
Il decreto dignità non fa nulla di tutto ciò . Si limita a modificare il tempo massimo della durata dei contratti a termine e a introdurre la causale per il
rinnovo dopo i primi 12 mesi. Con la conseguenza pressoché certa del non rinnovo dello stesso contratto con la stessa persona dopo i 12 mesi .
Alla classica obiezione “e allora il Pd”? Potrei rispondere citando le scelte fatte dal Pd ,appunto nella scorsa legislatura ,per mettere al centro il lavoro stabile con gli incentivi dedicati, e tutte le altre misure prese ,dalla cancellazione delle finte collaborazioni alla cancellazione delle dimissioni in bianco .
Però il punto e’ che oggi chi e’ al governo ha il dovere di rendere conto della efficacia delle cose che fa.
3) L’aumento dei contratti a termine è avvenuto di pari passo alla abolizione dei voucher nel 2017 e alla loro sostituzione con la nuova disciplina del lavoro occasionale. In modo che appunto se il lavoro non era occasionale si utilizzassero forme contrattuali esistenti e adeguate.
Ora da quello si capisce, in omaggio alla Lega , si affiancherà alla nuova disciplina dei contratti a temine la riedizione dei voucher : cioè il massimo della precarietà per le persone senza diritti alcuno nella prestazione di lavoro .
Cioè alla propaganda del miniateti del Lavori sul licenziamento del job act corrisponde l’aumento dell precarietà e la riduzione probabile dei posti di lavoro.
4) Ciò che serve e’ la riduzione del costo del lavoro stabile rendendolo più conveniente , il salario minimo nei settori non coperti dalla contrattazione collettiva , la lotta agli abusi sugli stage . E anche il completamento della disciplina sulla tracciabilita’ delle retribuzioni approvata nella scorsa legislatura , operativa dal 1 luglio del 2018. A proposito di lotta alla precarietà e al lavoro grigio.

Titti Di Salvo

 

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