Mafia: interrogazione su Starace è atto personale

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Concordo con la presidente Bindi: l’interrogazione sull’ambasciatore Starace, come ogni atto ispettivo, è un atto personale di cui mi assumo per intero la responsabilità. Esprimendo semmai il mio stupore per l’assoluto silenzio della Farnesina sul merito di questa interrogazione: ovvero, un ambasciatore della Repubblica, lo confermo, indagato per aver di fatto favorito la latitanza di un condannato in via definitiva per mafia. Di fronte a gravi comportamenti omissivi, accertati e confermati dalla Procura di Reggio Calabri ci saremmo aspettati che il ministro degli Esteri sentisse l’urgenza di rispondere alla Camera e soprattutto di evitare che la rappresentanza dell’Italia negli Emirati Arabi continui ad essere affidata all’ambasciatore Starace.

Claudio Fava

 

Aggiornamento ore 10.34

Provo a raccontarla così. C’è un signore, Amedeo Matacena, ex deputato di Berlusconi, che viene condannato in via definitiva per aver fatto da sodale e prestanome alla ’ndrangheta. Matacena scappa ad Abu Dhabi dove c’è un ambasciatore, Giorgio Starace, che non si dà per niente da fare affinché la richiesta di estradizione dei giudici venga accolta, anzi… Ne sono convinti i magistrati di Reggio Calabria, ne è convinto (e lo spiega ai giudici) anche un colonnello dei nostri servizi di stanza ad Abu Dhabi, che per tutta ricompensa viene prontamente congedato.
Conclusioni: la richiesta di estradizione viene respinta, Matacena resta libero e giocondo negli Emirati e i magistrati reggini decidono di indagare l’ambasciatore Starace. Il sottoscritto presenta un’interrogazione urgente al ministro degli Esteri per sapere cosa aspettino a richiamarlo a Roma in via, diciamo, cautelativa (il dubbio che abbia protetto la latitanza di un uomo della ndrangheta è grave assai). Nessuna risposta: per la Farnesina l’ambasciatore non è indagato; e qualora lo fosse, l’ambasciatore non si tocca. Punto. Per l’AISE (la nostra agenzia di intelligence all’estero) il colonnello che ha denunciato il fatto non è più in servizio e quello che ha detto ai giudici non li riguarda. Punto. Per la Commissione antimafia l’interrogazione del vicepresidente Fava è una sua iniziativa personale. Punto. Per i magistrati di Reggio Calabria invece la storia resta aperta, grave e indecorosa per le istituzioni.
Io, naturalmente, vado avanti. Vi terrò informati.

Claudio Fava

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