La serietà che servirebbe: Quota 100 e Reddito di cittadinanza non sono scelte eque

Ha dell’incredibile l’approvazione alla Camera di una legge di bilancio sicuramente diversa da quella finale e senza il cuore della proposta giallo verde: quota 100 e reddito di cittadinanza.
Perché nel frattempo è in corso la trattativa con Bruxelles sui numeri della manovra per evitare la procedura d’infrazione.
Si tratta di un paradosso che mette in mostra l’incapacità “dolosa”di chi oggi è al governo e che è già costato al paese: alle imprese, ai lavoratori, ai cittadini. Perché ne ha minato la credibilità. Perché l’aumento dello spread ha determinato costi in più per chi chiede prestiti o introiti minori per chi risparmia.
Il problema però non è soltanto l’atteggiamento spavaldo del governo contro l’Europa per poi tornare a Canossa, o quello altrettanto spavaldo nei confronti dei mercati, che sono quelli che ci prestano i soldi.
C è anche un merito della legge di bilancio che va commentato. E non soltanto per quello che manca, gli investimenti, ma anche per quello che c’è.
In particolare “quota 100” e “reddito di cittadinanza” non sono scelte utili ed eque, ma errori e bandiere ideologiche.
Si è già scritto tanto su come sarebbe stato semplice implementare il REI, lo strumento contro la povertà già in vigore in modo da incrementarne l’importo , la platea dei beneficiari e il loro inserimento , piuttosto che immaginare un finto reddito di cittadinanza assistenziale.
Venendo a “quota 100”: intanto non si sa ancora in che cosa consista e chi riguardi.
Di sicuro “quota 100”non è il superamento della legge Fornero.
Non lo e’ perché rimangono invariati i requisiti previsti per andare in pensione e infatti nella
Ipotesi di pensionamento con requisiti diversi,che parrebbe essere prevista per 3 anni, l’importo della pensione sarà più bassa.
Non lo e’perché rimane invariato l’impianto della riforma.
Quota 100 non è una misura equa.
L’ipotesi di 38 anni di contributi e 62 anni di età esclude oggettivamente le donne che hanno meno contributi perché entrano ed escono dal mercato del lavoro per la maternità e la cura dei figli ( e dei genitori).
Concentra al Nord la platea dei beneficiari: al Sud le pensioni sono prevalentemente di vecchiaia per le condizioni del mercato del lavoro.
È una proposta che ignora l’impatto del sistema previdenziale fondato sul sistema contributivo ( la pensione e’il risultato dei contributi versati) sui giovani che cominciano tardi a lavorare e fanno lavori discontinui.
E soprattutto è antistorico immaginare stessi requisiti per la pensione per chi svolge lavori diversi . Visto che è certificato che le aspettative di vita siano diverse a seconda del tipo di lavoro svolto ( e del livello di istruzione).
Proprio questa dovrebbe essere la direzione di marcia di una vera riforma della previdenza, equa per le persone, sostenibile socialmente e finanziariamente: distinguere tra i lavori, immaginare il futuro, non dimenticare i giovani, riconoscere il
lavoro di cura delle donne.
Quello che avevano cominciato a fare i governi Renzi e Gentiloni in accordo con il Sindacato.
Un percorso riformatore interrotto dalla propaganda che ci
fa male.

Titti Di Salvo

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