La scuola deve educare al rispetto e aprire la mente e non diffondere ideologie discriminanti

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Dopo l’episodio che ha interessato una professoressa di religione di un istituto superiore di Moncalieri, che avrebbe dichiarato durante una lezione che per gli omosessuali che lo vogliano esiste un percorso psicologico di cura, in questi giorni, sul bollettino parrocchiale recapitato a tutte le famiglie a Rivarolo (Comune di 12.000 abitanti in provincia di Torino) è stato pubblicato un lungo articolo, a firma di una professoressa che esercita al liceo di Ivrea, attivista delle Sentinelle In Piedi, laddove, tra le altre cose, si afferma che in alcune scuole italiane si somministrerebbero ormoni ai bambini affinché, venendone ritardata la crescita, siano orientati all’omosessualità. Si tratta di dichiarazioni assurde e prive di ogni fondamento e veridicità, che devono però – inevitabilmente – spingere a una riflessione sul ruolo di chi è chiamato a educare i nostri ragazzi e sempre più spesso, invece, si abbandona a dichiarazioni che minano la loro dignità e serenità. La scuola deve educare al rispetto e aprire la mente, attraverso il dialogo e il confronto con le diversità, non diffondere ideologie discriminanti e lesive dei diritti fondamentali di tanti alunni e delle loro famiglie. Per questo è necessario un impegno maggiore del Governo e del ministro Stefania Giannini affinché #labuonascuola sia orientata al contrasto serrato dell’omofobia e della transfobia e alla promozione di una cultura inclusiva di tutte le diversità.

Alessandro Zan

 

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