“La mia sulle unioni civili di Renzi. Sinodo: bene Francesco, ma resto non credente”. Intervista ad Alessandro Zan su IntelligoNews

Che strana coincidenza. Il Sinodo parla (anche) di omosessuali e il Governo (di nuovo) torna a parlare di una legge sulle unioni civili. Il tema, evidentemente, non è lo stesso, così come non lo sono le istituzioni religiose e quelle civili.
La discussione merita di essere approfondita ed è per questo che IntelligoNews ha deciso di parlarne conAlessandro Zan, deputato aderente alla componente Lavoro e Diritti, costituita dai parlamentari usciti da Sel…
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Che idea si è fatto del cosiddetto piano Renzi sulle unioni civili pubblicato ieri su La Repubblica? Un compromesso o una rivoluzione per quanto riguarda la legislazione italiana?
«Intanto bisogna capire quando e come il Governo presenterà un disegno di Legge in tal senso. Nelle intenzioni del Presidente del Consiglio c’è sempre stata l’ipotesi di introdurre in Italia il modello tedesco di unioni civili, che prevede in sostanza l’equiparazione dei diritti e doveri del matrimonio alle coppie omosessuali.
Mi ha perciò stupito l’articolo di La Repubblica che intitolava “unioni civili solo per le coppie gay”, in quanto se intese alla tedesca sono simili al matrimonio e dunque non si possono estendere alle coppie etero che hanno già, appunto, il matrimonio».
Un caso diverso dunque dalla Francia…«Esatto, lì è già stato equiparato il matrimonio e ci sono anche i Pacs, cioè i patti civili di solidarietà che sono aperti sia alle coppie eterosessuali che a quelle omosessuali. Costituisce infatti una tutela leggera, costruita di comune accordo per evitare le odiose discriminazioni relative ad esempio all’assistenza in ospedale. Il modello tedesco è del tutto simile invece, come detto, al matrimonio».Adozioni a parte…

«L’adozione sarebbe possibile per il compagno nei confronti del figlio dell’altro compagno purché ne sia il padre biologico».

Ci interessa capire se questo modello va bene a chi, come lei, da sempre è impegnato in questa battaglia politica.

«Il modello tedesco non è l’equiparazione del matrimonio, ma se fosse introdotto così come annunciato sarebbe una cosa bellissima per l’Italia, non una rivoluzione, ma un passo in avanti di un Paese fermo alle battaglie civili degli anni ’80: dopo il divorzio e la legge sulla maternità responsabile, detta volgarmente legge sull’aborto, ci si è fermati lì».

La coincidenza del Sinodo sulla famiglia con le aperture di Renzi che effetto le fa?

«Credo sia una coincidenza giornalistica più che di agenda politica…».

La relazione provvisoria del Sinodo ha aperto all’accoglienza prudente per le coppie omosessuali e i conviventi. Come legge tutto questo?

«Questo ovviamente ci fa piacere, ma non è la Chiesa a fare le leggi ed è importante ricordare che colmare questo vuoto insopportabile spetta alle istituzioni civili, non a quelle religiose».

Questi temi possono andare ad influenzare credenti e non nell’adesione alla Chiesa cattolica? Che peso hanno sulla religione?

«Non c’è dubbio che certe posizioni della Chiesa sulla morale sessuale hanno allontanato da essa persone che non si riconoscevano più in una guida religiosa che, vedi Benedetto XVI, parlò di coppie omosessuali pericolose per la pace.
Siamo dinanzi a un cambio di passo forse dovuto alla crisi interna di una Chiesa provata dagli scandali finanziari e sulla pedofilia. Francesco ha deciso di avvicinarsi alla società, alle sue debolezze e fragilità, cercando di incontrare l’autenticità delle persone anziché il loro status. In una coppia omosessuale ci può essere un progetto d’amore più autentico che in una coppia eterosessuale, stesso discorsi per conviventi e sposati».

Andare, dunque, al di là di ogni schema. C’è però chi, come Cacciari, ha sottolineato in una nostra intervista l’errore della Chiesa nel cercare di seguire l’attualità. Come risponde?

«Papa Francesco, dicendo “chi sono io per giudicare i gay”, si è messo in una posizione di ascolto e umiltà anziché in quella di chi punta il dito contro le persone, con lui si torna al Vangelo. Dico a Cacciari che il comportamento di Gesù di attenzione, perdono e ascolto è la parte positiva della Chiesa cattolica, che nei secoli ha costruito attorno alla sua istituzione e al potere temporale una istituzione pesante».

Dunque la Chiesa di Francesco la attrae più di quella di Benedetto XVI?

«Non sono certo io a dover dire cosa può fare o non fare la Chiesa, è un organismo indipendente».

Le chiedo infatti se è maggiormente attratto oggi rispetto al recente passato…

«L’accoglienza e l’ascolto cercando di cogliere il lato positivo delle persone mostra un approccio di umiltà che avvicina la Chiesa a quello che è il suo spirito originario, perso in questi secoli anche per una morale sessuale molto rigida.
Non credo che il Papa o il Sinodo vogliano fare l’occhiolino ai costumi del tempo, bensì promuovere quell’ascolto che deve essere proprio di un’istituzione religiosa che vuol essere anche guida spirituale. Meno giudizio, più ascolto e più accoglienza: questo è ciò che penso».

La ricetta questa per avere maggiori fedeli?

«Non penso che ci sia una campagna acquisti di credenti, ciascuno crede sulla base delle proprie convinzioni».

Posso chiederle le sue?

«Certo, sono un non credente che rispetta la Chiesa cattolica quando fa del bene anziché giudicare. Ognuno vive la fede in base alla propria storia».

 

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