La maternità è una libera scelta?

*Articolo pubblicato su La27esimaora il 14/05/20

Da anni si susseguono allarmi sul calo delle nascite. Non solo in Italia. Ma in Italia con una dimensione particolarmente significativa. Tante le cause. Ma basta chiedere a una giovane donna se nel suo futuro si vede madre -si, no, dipende, mai- per capire le ragioni profonde di una scelta o di una rinuncia. E questo è quello che abbiamo fatto 5 anni fa. L’ambizione di riportare al centro della discussione pubblica e quindi dell’iniziativa politica la libera scelta di maternità (e paternità) aveva ispirato 5 anni fa la decisione di filmare un viaggio tra donne tante e diverse, per ascoltare il loro racconto e trarne la piattaforma per l’azione legislativa: musiciste, impiegate, attrici, lavoratrici, precarie, partite Iva, illustratrici, architette, disoccupate, studentesse, infermiere. Quel viaggio ha ispirato proposte di legge, alcune realizzate. Cogliendo in parte l’obiettivo. Solo in parte perché l’obiettivo era quello di contribuire a ispirare una visione. Che ancora non c’è.
3 anni dopo nel 2018 abbiamo promosso una petizione popolare per estendere e aumentare il congedo obbligatorio di paternità. Con gli stessi obiettivi: tenere insieme discussione pubblica, iniziativa politica e legislativa. La petizione ha raccolto migliaia di firme, è stata depositata in Parlamento e assegnata per la discussone ai lavori della Camera. Pare passato un secolo.

La pandemia ha mostrato la vulnerabilità del nostro sistema e contemporaneamente quindi la necessità di cambiarlo, di renderlo più sostenibile, migliore. Facendo tesoro delle verità emerse in questa fase. Una tra tutte: nel lockdown sono state le donne a sorreggere il Paese. I due terzi delle donne occupate hanno continuato a lavorare fuori casa perché svolgevano quei lavori essenziali, di cura, nelle professioni sanitarie, nella ricerca, nella filiera alimentare insostituibili per la collettività, ma non riconosciuti socialmente. Che la nostra vita domani sia migliore di ieri dipenderà perciò dalle scelte di tutti noi e delle classi dirigenti. Per questo in premessa, ora nei momenti della ripartenza, è bene chiarire che cosa vuol dire migliore. Che paese immaginiamo.
Un paese migliore è quello in cui la maternità sia una libera scelta:, nè il destino a cui una donna deve rassegnarsi per essere riconosciuta socialmente nè la rinuncia a cui rassegnarsi per l’insieme delle condizioni sociali, economiche e degli stereotipi. Per le giovani donne prima del virus la maternità era un ostacolo: nell’ingresso al lavoro, nel mantenimento del posto di lavoro. Il rischio è che lo sia ancora di più dopo il Coronavirus, anche perché occupate in settori colpiti dalla crisi che si profila. Nonostante l’aumento della occupazione femminile abbia un effetto moltiplicatore sull’economia del Paese, come spiega da tempo la Banca d’Italia.

L’innovazione tecnologica è decisiva per cambiare in senso sostenibile il sistema produttivo. La pandemia ha accelerato i processi e ha fatto emergere sia le nuove diseguaglianze del digital divide sia i ritardi nell’estensione delle infrastrutture immateriali e nell’alfabetizzazione digitale. Ha anche accelerato l’utilizzo del lavoro agile, che con regole adeguate può essere uno strumento di libertà per le donne e per gli uomini. Ma che oggi è un raddoppio, insostenibile, del lavoro delle donne perché somma, pure nelle stesse fasce orarie e in assenza del supporto della scuola, lavoro produttivo e lavoro riproduttivo. E può contribuire a determinare il ritorno delle donne indietro, a casa. O a farle scegliere tra cura e lavoro. Se poi si aggiunge la lettura dei dati su chi è tornato al lavoro dal 4 maggio, e cioè il 74 per cento di uomini di mezza età, è bene farsi delle domande sulla direzione di marcia. Noi vogliamo contribuire a fare le domande e a offrire le risposte. E per questo 5 anni dopo promuoviamo una nuova video-inchiesta su «Maternita libera scelta» oggi, post Coronavirus. Sul Paese che vogliamo. Sulle priorità e le scelte da fare. Nel racconto delle donne.

Titti Di Salvo, presidente Associazione LED, Libertà e diritti

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