INPS: si fa presto a dire Consiglio di Amministrazione

Sembra che il Decreto di prossima emanazione su quota 100 e reddito di cittadinanza preveda anche la sostituzione dell’attuale vertice monocratico dell’INPS e dell’INAIL con un consiglio di amministrazione di 5 persone. L’articolo 24 del decreto pare non dica nulla sui criteri per l’individuazione dei 4 consiglieri e del Presidente e pare anche che non affronti il nodo della Governance dei due Istituti.
E invece proprio questo sarebbe il problema da risolvere: definire chi fa che cosa nella loro direzione e gestione. Argomento tutto altro che tecnico: quando parliamo di Inps per esempio parliamo di un Istituto che gestisce l’intero welfare del
Paese con un bilancio pari a quello del Mef. Chi fa che cosa, e cioè la distinzione tra ruoli di programmazione, indirizzo, gestione e controllo della politica dell’Istituto, e’la condizione necessaria per la salute dell’Istituto. Non a caso più volte la Corte dei conti ha sottolineato nelle sue relazioni annuali l’urgenza di tale riforma.
Nella scorsa legislatura, alla fine di essa e dopo un lavoro di lunga lena durato molti mesi, era stato definito un testo che aveva avuto il consenso unanime . Il testo faceva sintesi delle proposte di legge presentate sull’argomento da tutti i gruppi parlamentari e faceva tesoro delle tantissime audizioni sull’argomento ascoltate nella commissione parlamentare. E per il suo equilibrio aveva avuto il plauso della stessa Corte dei Conti e di tutte le forze sociali rappresentate nel Consiglio di indirizzo e vigilanza.

Ora la semplice sostituzione del vertice monocratico con un Consiglio d’amministrazione non esaurisce il tema della governance dei 2 Istituti e non affronta quindi il nodo del
possibile conflitto di competenze tra Presidenza, Direzione generale e Consiglio di indirizzo e vigilanza, che per esempio ha caratterizzato gli ultimi anni di vita dell’Inps.
Il decreto pare non affrontare neppure il tema dei criteri di composizione del Consiglio di amministrazione. E’evidente invece l’importanza di criteri certi per la sua composizione : quali competenze, se i suoi componenti possono o no svolgere altre attività, l’applicazione della norma discriminatoria.
In quel testo unico di riforma della Governance approvato all unanimità nella scorsa legislatura anche sulla composizione del Consiglio di amministrazione era stata trovata una soluzione condivisa: 5 componenti nominati dal Parlamento con competenze certe, a tempo pieno e quindi senza la possibilità che la presenza nel C.d.A sia una sine cura e piena applicazione della norma antidiscriminatoria, in modo che siano rappresentate nel Consiglio competenze sia femminili che maschili.
Saggezza vorrebbe che le soluzioni trovate e condivise dopo un lavoro collegiale del Parlamento rimangano un punto di riferimento. Nell’interesse del paese.

Titti Di Salvo*

*gia relatrice del Testo unico di riforma della governance Inps e Inail della 17 legislatura

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