Genitori, datevi all’agricoltura

L’Istat ha appena comunicato un ulteriore riduzione delle nascite. Quindicimila bambini in meno nel 2017 rispetto all’anno precedente. È lo specchio di un Paese che non investe sul futuro. Perché in Italia nascono meno bambini di quanto le persone desiderino e meno di quanto sarebbe auspicabile per dare basi solide al futuro del nostro Paese.

Sappiamo che per invertire questa tendenza – in modo che maternità e paternità siano scelte libere, né un destino, né una rinuncia – ci vogliono investimenti pubblici coerenti e a lungo termine, e l’effetto moltiplicatore dell’aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

In particolare, bisogna destinare più risorse alla cura e alla crescita dei bambini, promuovere il lavoro dei giovani e delle giovani e, soprattutto, incentivare e sostenere la condivisione delle responsabilità familiari tra madri e padri.

Alla fine del 2018 scade la sperimentazione di una delle misure più efficaci per promuovere la condivisione delle responsabilità familiari perché scardina ruoli e stereotipi e incrocia anche il desiderio dei padri più giovani: il congedo obbligatorio di paternità.

Non è un caso che sfiori le 10mila firme la petizione lanciata per riconoscere ai neo padri almeno 10 giorni di congedo di paternità come indica l’Unione Europea. A 10 giorni di congedo di paternità corrisponderebbe una spesa di 100 milioni l’anno. Che oggi nelle di bilancio non sono previsti, a fronte dei 7 miliardi previsti invece per “quota 100” (ma come farà in sistema previdenziale a reggere senza nuove nascite?) e dei 9 miliardi previsti per il reddito di cittadinanza, che pare più una bandiera ideologica, peraltro misteriosa, piuttosto che una vera misura di contrasto alla povertà.

In sintesi, in questa legge di bilancio, i cui contenuti sono per lo più incredibilmente ancora sconosciuti o approssimativi, abbiamo una unica certezza: l’assenza di misure in questa direzione, sia che si tratti di favorire nuova occupazione che di sostenere maternità e paternità. In perfetta analogia con i mesi di governo precedenti, se si esclude l’annuncio, che pare una provocazione, della concessione di un podere da coltivare alla nascita del terzo figlio.

Il ministro Fontana ha però annunciato che farà un emendamento. Dagli annunci si tratta del rinnovo per 1 anno del bonus bebè e di passi indietro rispetto alle norme attuali sul congedo di paternità. Quindi abbiamo al momento la certezza che, non solo non ci saranno risorse aggiuntive, ma passi indietro e tagli.

Insieme ai messaggi medievali del disegno di legge Pillon, agli ordini del giorno contro la Legge 194 c’è di che preoccuparsi. E anche di che indignarsi.

Titti Di Salvo

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