Fisco, congedi, scuola: le (possibili) risposte del governo sulla maternità

uomini e donne

Ripartire (insieme) dalla maternità. « questo l’appello di Barbara Stefanelli lanciato sul Corriere della Sera, all’esordio delle quattro giornate dedicate a Milano al #tempodelledonne e alla maternità, che quel tempo lo riempie e lo scandisce. È stato anche il Presidente della Repubblica a ribadirlo: «Farsi carico della maternità è un dovere di tutti, non soltanto delle madri. Al quale nessuno può sottrarsi». Il 3 Luglio alla Camera dei deputati, con l’iniziativa orgnizzata dai deputati Pd «Un Paese per donne e uomini, maternità libera scelta?», abbiamo voluto dire proprio questo: per creare un Paese per donne e uomini bisogna ripartire dalla maternità rendendola una libera scelta. E lo abbiamo fatto ascoltando, cercando risposte alle parole di tante donne e uomini che abbiamo intervistato creando una video inchiesta.

Abbiamo intervistato donne e uomini tra i 16 e i 45 anni, molto diverse/i fra loro. Stabilità, autonomia sono le parole più utilizzate per definire i vincoli alla scelta libera di maternità. L’accesso al lavoro e le condizioni nel lavoro le variabili più significative che condizionano quella scelta. Il rapporto tra il proprio corpo, la vita biologica e la possibilità della maternità uno dei drammi più pesanti (le donne italiane peraltro sono in ambito europeo quelle che hanno l’età del primo figlio più alta).Flessibilità degli orari, assistenza e costo dei servizi (nidi, scuola) la domanda pressante di welfare sostituita dai nonni. Solitudine l’altra parola utilizzata per descrivere il senso di abbandono percepito nel rapporto con lo Stato: la mancanza di informazioni sulle politiche di sostegno o la via crucis per accedervi, spesso si frappone tra i diritti esistenti e il loro esercizio. La domanda di condivisione della responsabilità genitoriale quella più nuova che sostituisce – non solo in termini definitori – quella della conciliazione per le donne tra tempi di vita e di lavoro (ecco  la sintesi della video inchiesta).

È partendo da queste domande che abbiamo cercato di trovare delle risposte efficaci, analizzando le leggi con la lente della maternità.

Lavoro. Come ha scritto il Presidente Mattarella sul Corriere, «cruciale è il rapporto fra maternità e lavoro». Alcune delle domande hanno cominciato a trovare prime risposte : nel decreto attuativo sulla conciliazione del jobs act con il riconoscimento dell’indennità di maternità anche in assenza del versamento dei contributi da parte del datore di lavoro, in quello sulla semplificazione dove si realizza finalmente una misura efficace contro le dimissioni in bianco, nel decreto attuativo sulle tipologie contrattuali dove in alternativa ai congedi per maternità post parto è possibile scegliere il part-time con l’obbligo della concessione da parte del datore di lavoro.

Altre invece devono ancora trovare una risposta e la legge di stabilità alle porte è un’occasione importante. Difronte alla mancanza di lavoro e agli effetti moltiplicatori dell’occupazione femminile, perché non pensare di differenziare gli sgravi contributvi previsti (e da consolidare per il futuro) per le assunzioni a tempo indeterminato con un premio per l’occupazione femminile?

Se maternità e paternità sono nella responsabilità pubblica perché non immaginarle a carico della fiscalità generale? Perché non fare in modo che l’Inps eroghi diretamente, senza anticipo previsto oggi da parte del datore di lavoro, quell’indennità che già è a carico dell’Inps? Succede spesso che le indennità vengano erogate con ritardo dal datore di lavoro o che vengano utlizzate come monete di scambio.

E ancora: perché non immaginare di riconoscere il lavoro riproduttivo, maternità e lavori di cura, come avviene in altri Paesi, per l’uscita anticipata delle donne dal lavoro verso la pensione?

Esercizio dei diritti. Spesso le misure di sostegno alla maternità sono poco conosciute ed è così che accade che fondi stanziati per il finanziamento di alcune misure non vengano del tutto utilizzati.

Per questo abbiamo inserito nella Riforma della Pubblica Amministrazione un emendamento che consentirà alle persone al momento della denuncia all’anagrafe della nascita di un bimbo o di una bimba di accedere ad una piattaforma – aggregatore di informazioni personalizzata costruita dall’Inps: ciò consentirà alle persone di avere tutte le informazioni su diritti legati alla propria condizione di padri e madri in virtù di norme nazionali, regionali o locali, sia dal punto di vista del trasferimento di risorse che di condizioni di lavoro. Si tratta di un cambio di approccio tra amministrazione e cittadini di 360 gradi: la pubblica amministrazione si prende cura, prende in carico, come avviene in altri paesi, le madri ( e i padri).

Tutto al 50%: la condivisione. Dopo un figlio il 27% di donne sceglie di abbandonare il lavoro. Le ragioni sono diverse: l’assenza di servizi, il loro costo, il mobbing silenzioso, l’abuso delle dimissioni in bianco.

Sicuramente c’è un problema culturale. Per questo, al netto della confusione sulla teoria del gender, è molto importante la scelta del contrasto alle discriminazioni e agli stereotipi contenuta nella«buonascuola».

Poi altrettatanto decisivo il consolidamento delle misure contenute nel decreto attuativo del jobs act sui congedi parentali e la certezza di andare con più decisione verso quella direzione.

Investire sugli asili nido e sulla fessibilità oraria della scuola è una priorità in previsione della riforma dei cicli e della scuola dell’infanzia prevista nella legge delega sulla scuola.

Ma le donne e gli uomini utlizzano con difficoltà, anche se sempre di più, la possibilità di condivisione o utilizzo alternativo di aspettativa per maternità o congedi parentali (ancora scarsa). La retribuzione delle donne è generalmente più bassa e più conveniente per il reddito familiare se ad utilizzare i permessi sono le donne.
La ragione non sta in leggi che lo consentono (la parità salariale è raggiunta da anni) ma in meccanismi retributivi che, per esempio nell’erogazione del premi aziendali, considerano la maternità obbligatoria – o quella facoltativa – assenze che non danno diritto all’erogazione del premio.

Perché non immaginare una legislazione di sostegno ad un accordo tra imprese e sindacati che escluda questa modalità? O di favorire con un fisco più leggero le retribuzioni delle donne al rientro dalla maternità?

Questi obiettivi diventano possibili se insieme le donne ( e gli uomini) decidono di rimettere al centro dell’azione politica la maternità. Come è stato per altre importanti riforme che hanno visto le donne unite per un obiettivo comune (penso in questa legislatura alla battaglia per la democrazia paritaria nell’Italicum) c’è bisogno di un patto tra le donne (e gli uomini) per rimettere al centro il #tempodelledonne e la maternità. Insieme.

Titti Di Salvo

 

FONTE

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *