Ambiente: il governo è a conoscenza delle problematiche relative ai rifiuti radioattivi? Depositata interrogazione parlamentare

depositi-scorrie-radioattive (foto di repertorio)

depositi-scorrie-radioattive (foto di repertorio)

 

Da quanto si apprende dagli organi di stampa nei giorni scorsi, Sogin avrebbe deciso di intervenire sui due depositi temporanei di materiale radioattivo all’interno del comprensorio della centrale nucleare “Enrico Fermi” di Trino Vercellese, avanzando l’ipotesi di abbattere i depositi esistenti e di ricostruirne ex novo.

Occorre che il Governo agisca prontamente per capire quali opzioni siano attualmente in esame da parte di Sogin e quali siano i criteri adottati per la localizzazione dei siti temporanei di stoccaggio.

E’ con queste apprensioni, peraltro oggetto della discussione del Consiglio comunale aperto svoltosi a Trino nelle settimane scorse, che abbiamo rivolto al Ministro dell’Ambiente un’interrogazione per chiedere come mai si continua a costruire depositi temporanei, investendo ingenti risorse che invece dovrebbero essere destinate alla realizzazione del sito unico nazionale. Sarebbe paradossale che Trino e gli altri siti nucleari diventassero deposito di se stessi.

Fabio Lavagno

 

Di seguito il testo dell’interrogazione parlamentare:

 

LAVAGNO. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
in Italia, i rifiuti radioattivi sono classificati in tre categorie, secondo il grado di pericolosità radiologica:

a) I categoria: rifiuti radioattivi la cui radioattività decade fino al livello del fondo naturale in tempi dell’ordine di mesi o al massimo di qualche a o. A questa categoria appartengono una parte dei rifiuti da impieghi medici o di ricerca scientifica;
b) II categoria: rifiuti radioattivi a bassa/media attività o a vita breve, che perdono quasi completamente la loro radioattività in un tempo dell’ordine di qualche secolo;
c) III categoria: rifiuti radioattivi ad alta attività o a vita lunga, per il decadimento dei quali sono necessari periodi molto più lunghi, da migliaia a centinaia di migliaia di anni;
come è noto, non esiste in Italia un deposito centralizzato per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi di seconda categoria e per lo stoccaggio a lungo termine di quelli di terza. I rifiuti radioattivi già prodotti e quelli che continuano ad essere prodotti nelle attività di mantenimento in sicurezza degli impianti, o propedeutiche allo smantellamento, dovranno pertanto continuare ad essere stoccati presso gli stessi siti;
inoltre l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha pubblicato, con notevole ritardo, la guida tecnica n. 29 relativa ai criteri per l’individuazione del sito per la realizzazione del deposito unico nazionale per le scorie nucleari;
da quanto si apprende da fonti giornalistiche la Sogin, la società statale che si occupa dello smantellamento degli impianti, controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze e opera secondo gli indirizzi strategici formulati dal Ministero dello sviluppo economico, alla quale è stata affidato il compito di dismettere le centrali nucleari chiuse dopo il referendum del 1987, ha deciso di intervenire sui due depositi temporanei di materiale radioattivo costruiti all’interno del comprensorio della centrale nucleare «Enrico Fermi» di Trino Vercellese;
l’azienda sostiene che c’è la necessità di adeguarli a nuovi standard di sicurezza, avanzando l’ipotesi di abbattere i depositi esistenti e di ricostruirne ex novo altri due. Le strutture saranno entrambe identiche a quelle attuali in termini di volumetria –:
se il Governo sia a conoscenza delle problematiche sopra esposte e quali azioni intenda intraprendere per capire quali opzioni siano attualmente in esame da parte di Sogin e quali siano i criteri adottati per la localizzazione dei siti temporanei di stoccaggio;
come mai si continuino a costruire depositi temporanei, investendo ingenti risorse che invece dovrebbero essere destinate alla realizzazione del sito unico nazionale;
quali azioni intendano intraprendere per individuare il sito unico di stoccaggio nazionale delle scorie nucleari. (4-06406)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *