Alla faccia delle politiche per la denatalità

Al momento sappiamo che nella Legge di Bilancio presentata dal governo non ci sono i 185 milioni che servirebbero per il rifinanziamento del Bonus bebè, né ci sono i 50 milioni necessari per rifinanziare i voucher utilizzabili per pagare baby sitter o nido al termine del congedo di maternità entro il compimento degli 11 mesi dei bambini, né i 50 milioni per rifinanziare i 5 giorni di congedo obbligatorio di paternità che, peraltro, andrebbero almeno portati a 10 giorni.

Al momento sappiamo che dal 1 gennaio 2019 i padri avranno zero giorni di congedo di paternità; i neo genitori zero voucher per baby sitting e non ci sarà alcun sostegno alla nascita per le famiglie più fragili, se non quelli già finanziati per gli anni a seguire dai governi Renzi e Gentiloni, come i 1000 euro per 3 anni per la frequenza al nido e gli 800 euro versati al settimo mese di gravidanza.

E al di là della paradossale concessione di un terreno da coltivare alla nascita del terzo figlio!

In un Paese in piena denatalità e in cui nascono metà dei bambini desiderati è più di un errore: è un suicidio. Il ministro Fontana ha annunciato che farà un emendamento. Diciamo che avrebbe dovuto annunciare di aver trovato i 350 milioni che servono per il 2019, tanto per cominciare.

La verità è che a questo governo, che tecnicamente si può definire come governo del cambiamento in peggio, manca una visione e una scala di priorità per immaginare una misura universale di sostegno alla cura e crescita dei figli – universale e cioè non collegata alla tipologia di lavoro – e per concepire scelte di promozione del lavoro delle donne e della condivisione delle responsabilità genitoriali.

E così l’Italia va indietro culturalmente, socialmente ed economicamente. Si riducono diritti e libertà conquistati nel tempo. Per tutti e per le donne più di tutti. Il disegno di legge Pillon (e gli ordini del giorno sulla legge 194 in stile veronese) docet.

Titti Di Salvo

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